La sua campagna pare in primavera un giardino dell'Eden, dal mare la sua riva è un tesoro che scorre.
Il suo nome è Otranto. Biasimare non si potrebbe chi l'abita.
Se vuoi trascorrere vita serena, vai ad abitare là."
Ibn Kermal (Scrittore turco XVI sec)
Come gli Spagnoli vedevano la terra d'Otranto nel sedicesimo secolo
Da buon Salentino, lontano dalle proprie radici amo leggere e spulciare tra tutta la letteratura prodotta intorno a ciò che riguarda la Terra d'Otranto, dai quotidiani e ai numerosi testi prodotti sull'argomento, senza escludere le riviste di carattere periodico, diffuse in ambito locale. Con un occhio di riguardo scorro sempre tra le pagine di un rotocalco settimanale che è "Belpaese", che oltre a riportare con un giusto atteggiamento critico le attività e le cronache locali, mette in luce iniziative di carattere culturale, tutte estremamente interessanti, e che riscuotono quindi il mio più vivo interesse.
Nei giorni scorsi mi è capitato tra le mani un articolo a firma di Dario Massimiliano Vincenti, che riportava le ricerche svolte da un grande appassionato di storia del Salento, e della Terra d'Otranto, Salvatore Coppola, che ha avuto il merito di accedere ai documenti e manoscritti del regno di Napoli, conservati nella Biblioteca Nazionale di Madrid, in un'ala intotolata a Cervantes.
Si tratta di documenti riguardanti il Regno di Napoli nel corso della dominazione spagnola, e recanti, tra le altre, preziose tracce relative alla Terra d'Otranto, intorno alla seconda metà del sedicesimo secolo
Precisamente, si tratta di un documento intitolato "Descrizione del Regno di Napoli", redatto dall storico Camillo Porzio, su incarico di don Ignazio Lopez di Mendoza, viceré dal 1575 al 1579.
La finalità del documento era quella di indicare un "sommario de le più notabili cose che si contengano nel Regno di Napoli"
L'apertura del testo riporta indicazioni di carattere geografico delle dimensioni territoriali del regno, stimando in 1500 miglia la lunghezza dei confini ed in 500 miglia da Nord a Sud la lunghezza del regno "incominciando dalla terra di Leonessa di Abruzzo in fino al capo di Spartivento posto in Calabria"
Lo storico fornisce anche una stima della popolazione presente nell'Italia Spagnola, nella misura di 600 mila fuochi, vale a dire nuclei famigliari. Questa stima però va considerata per difetto, dal momento che molti capi famiglia si sottraevano all'obbligo del censimento per evitare di pagare le tasse.
Nel manoscritto l'autore traccia anche un parallelismo con altri regni, valutandolo come meno esteso rispetto ai regni di Francia e Spagna, ma di gran lunga superiore sotto altri profili: "Più abondante et più armato, et più ricco de loro, et della ricchezza sua ne fa certissimo inditio il denaro che cava il Re, et quello che vi portano ogni anno i forestieri per comprare diverse robbe".
Lo storico riporta inoltre che il numero delle province in cui si articolava il regno era nove e per ciascuna di esse nel manoscirtto vengono riportate le principali attività svolte, le sedi vescovili, principati, ducati, contee e fortezze.
Nello specifico, poi, la Terra d'Otranto era costituita dalle attuali province di Brindisi, Taranto e Lecce; nonostante la posizione geografica la relegasse "finibus Terrae", la Terra era apprezzata per numerose qualità: per la vivacità della propria gente, attiva nelle arti, per le bellezze naturalistiche, per la sua "aria saluberrima, li animali che si mangiano d'ottime carni".
Del mare veniva decantata la sua ricchezza di frutti ("... sì copioso di pesce che diede maraviglia a li Romani dominatori del mondo").
Il Porzio nel suo documento caratterizza anche il territorio come fertile "quantunque piena di sassi" e spesso infestata dalle brusche, "animaletti che distruggono i seminati".
Già all'epoca era nota su tutto il territorio italico la qualità dell'olio di Terra d'Otranto, per il cui commercio erano "molti mercanti forestieri del Regno" che qui si spostavano per tenere trattative e l'esportazione in Lombardia e Venezia.