mercoledì 10 marzo 2010
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  Salento, terra di Messapi  

A Vaste, piccola frazione di Poggiardo, comune in provincia di Lecce ed a sud di essa, recentissimi scavi hanno portato alla luce un luogo di culto risalente alla cultura messapica. Sono state rinvenute anche abitazioni romane ed un centinaio di vasi, di cui ottanta integri. Alcuni di essi sembrano attinenti a riti religiosi; altri invece all'utilizzo domestico. Gli scavi sono ancora in corso ed il materiale è sottoposto ad attento esame da parte di esperti. La notizia consente di richiamare le origini del Salento: quella regione geografica più a meridione della Puglia, bagnata dall'Adriatico e dallo Jonio; a poche miglia dall'Albania e dalla Grecia.

I primi abitanti del Salento, storicamente accertati, furono i Messapi un popolo proveniente dall'llliria, oggi Albania. Essi si insediarono nella regione sin dal VII secolo a.C. fondando importanti centri interni ad economia agricolo-pastorale (Rudiae, Cavallino, Ceglie, Vaste) e centri costieri ad economia mercantile (Roca, Ugento, Otranto).

I Messapi, popolo fiero, tenevano alla loro indipendenza e fecero sì da non essere mai sottoposti dai Greci, colonizzatori anche loro di quel triangolo di terra chiamate Grecia Salentina. Le relazioni tra i due popoli non furono sempre pacifiche; tuttavia si sviluppò tra essi un continuo scambio di merci; i greci fornivano manufatti raffinati in scambio di prodotti agricoli. Il commercio avveniva soprattutto per via mare. La navigazione sotto costa favorì il nascere di numerosi approdi lungo il litorale salentino: Brindisi, Otranto, Leuca, Ugento, Porto Cesareo, mitico approdo di Enea. In tutte queste località sono stati rintracciati e sono ancora visibili reperti archeologici risalenti a quell'epoca.

L'arrivo dei Romani ristrutturò profondamente il territorio sconvolgendo gli ormai consolidati rapporti commerciali tra Greci e Messapi. Nella zona costiera del Salento, la catena di dune sabbiose prodotte dalle mareggiate, non permetteva il defluire delle acque piovane, cosi da formare, poco per volta, stagni e paludi. La zona divenne quindi insalubre per il diffondersi della malaria e spinse gli abitanti a riparare all'interno del territorio. Fu cosi che le città messapiche costiere, rimaste vuote, caddero in rovina e scomparvero.

Per capire la civiltà salentina oltre che ad attingere alle testimonianze di valenti scrittori e storici quali Cicerone, Cesare, Plinio, dobbiamo porre attenzione alle memorie scritte con l'alfabeto greco e con i disegni rupestri. Noi la cerchiamo nella valle dell'Idro e nella Grecia salentina, altopiano degradante verso il mare prevalentemente pietroso e a forma di triangolo, dove oggi si coltivano tabacco ed ulivi.

Antiche tradizioni proprie di una civiltà contadina fiera e forte permangono nella gente salentina. Testimonianze mute ma solenni sono, ad esempio, le costruzioni murali delimitanti i confini delle proprietà private, i trulli campestri, le specchie, i pozzi, le aie, le colombaie, i palmenti, i frantoi ipogei, le masserie. In Calimera ammiriamo una stile attica del IV secolo a.C.; a Martano la preistorica specchia dei Mori; a Zollino il menhir a Melendugno i dolmen.

Ci sono poi cripte dappertutto e resti di case disposte a "corte" dove si viveva in "ghetonia" cioè in comunità, con credenze, abitudini, canti che ancora oggi, sopravvivono, sia pure in maniera modesta, nel profondo di questo nostro affascinante e misterioso Sud.

A Vaste, piccola frazione di Poggiardo, comune in provincia di Lecce ed a sud di essa, recentissimi scavi hanno portato alla luce un luogo di culto risalente alla cultura messapica. Sono state rinvenute anche abitazioni romane ed un centinaio di vasi, di cui ottanta integri. Alcuni di essi sembrano attinenti a riti religiosi; altri invece all'utilizzo domestico. Gli scavi sono ancora in corso ed il materiale è sottoposto ad attento esame da parte di esperti. La notizia consente di richiamare le origini del Salento: quella regione geografica più a meridione della Puglia, bagnata dall'Adriatico e dallo Jonio; a poche miglia dall'Albania e dalla Grecia.

I primi abitanti del Salento, storicamente accertati, furono i Messapi un popolo proveniente dall'llliria, oggi Albania. Essi si insediarono nella regione sin dal VII secolo a.C. fondando importanti centri interni ad economia agricolo-pastorale (Rudiae, Cavallino, Ceglie, Vaste) e centri costieri ad economia mercantile (Roca, Ugento, Otranto).

I Messapi, popolo fiero, tenevano alla loro indipendenza e fecero sì da non essere mai sottoposti dai Greci, colonizzatori anche loro di quel triangolo di terra chiamate Grecia Salentina. Le relazioni tra i due popoli non furono sempre pacifiche; tuttavia si sviluppò tra essi un continuo scambio di merci; i greci fornivano manufatti raffinati in scambio di prodotti agricoli. Il commercio avveniva soprattutto per via mare. La navigazione sotto costa favorì il nascere di numerosi approdi lungo il litorale salentino: Brindisi, Otranto, Leuca, Ugento, Porto Cesareo, mitico approdo di Enea. In tutte queste località sono stati rintracciati e sono ancora visibili reperti archeologici risalenti a quell'epoca.

L'arrivo dei Romani ristrutturò profondamente il territorio sconvolgendo gli ormai consolidati rapporti commerciali tra Greci e Messapi. Nella zona costiera del Salento, la catena di dune sabbiose prodotte dalle mareggiate, non permetteva il defluire delle acque piovane, cosi da formare, poco per volta, stagni e paludi. La zona divenne quindi insalubre per il diffondersi della malaria e spinse gli abitanti a riparare all'interno del territorio. Fu cosi che le città messapiche costiere, rimaste vuote, caddero in rovina e scomparvero.

Per capire la civiltà salentina oltre che ad attingere alle testimonianze di valenti scrittori e storici quali Cicerone, Cesare, Plinio, dobbiamo porre attenzione alle memorie scritte con l'alfabeto greco e con i disegni rupestri. Noi la cerchiamo nella valle dell'Idro e nella Grecia salentina, altopiano degradante verso il mare prevalentemente pietroso e a forma di triangolo, dove oggi si coltivano tabacco ed ulivi.

Antiche tradizioni proprie di una civiltà contadina fiera e forte permangono nella gente salentina. Testimonianze mute ma solenni sono, ad esempio, le costruzioni murali delimitanti i confini delle proprietà private, i trulli campestri, le specchie, i pozzi, le aie, le colombaie, i palmenti, i frantoi ipogei, le masserie. In Calimera ammiriamo una stile attica del IV secolo a.C.; a Martano la preistorica specchia dei Mori; a Zollino il menhir a Melendugno i dolmen.

Ci sono poi cripte dappertutto e resti di case disposte a "corte" dove si viveva in "ghetonia" cioè in comunità, con credenze, abitudini, canti che ancora oggi, sopravvivono, sia pure in maniera modesta, nel profondo di questo nostro affascinante e misterioso Sud.

   
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