La sensazione di pace e benessere che infonde un paesaggio in un pittore è difficilmente descrivibile. Anzi, il pittore usa l'unico mezzo a sua disposizione, l'espressione grafica, per palesarla. Ci sono poi scrittori in grado di mettere su carta queste sensazioni, facendo magari riferimento a luoghi a noi distanti, ma è come se parlassero dei nostri, e le sensazioni da loro provate sono come le nostre.
Questi stralci da romanzi, saggi, o riflessioni, sono tra quelli a me più vicini...
"... Benché gli abitanti stiano accendendo la luce non vedo la vecchia casa di mattoni dei Roniger che è la più vicina: e questo mi fa piacere perché quando vengo qui preferisco che la civiltà inglese, e la disgregazione della prateria da lei perpetrata, siano abbastanza distanti da ridursi a mere ombre confuse..."
William Least Heat-Moon, "Prateria" (1991)

"...Al di là di tutti i lamenti stereotipati sulla fine dell'America rurale e al di là del vezzo superficiale di inventarsi una realtà romanzesca che non è mai esistita, c'è la consapevolezza che la vita di un piccolo villaggio - certe relazioni sociali o il rapporto fra l'uomo e la terra - contiene alcuni valori particolari.
Questi valori non sono migliori di quelli diffusi nelle città o nelle città o nelle cinture urbane, sono semplicemente diversi. E sono degni di rispetto e di protezione: certa gente li vorrebbe ancora oggi.
I villaggi e i paesini d'America diminuiscono e scompaiono non perché i loro valori siano privi di significato, ma perché ormai non funzionano più economicamente e non forniscono il livello di servizi e svaghi che molti di noi esigono..."
Robert R. Riley, "New Mexico Village in a Landscape" (1969)

"... A mio avviso chiunque, per una volta almeno nella vita dovrebbe concentrare tutta la propria attenzione su una terra che ricorda, abbandonarsi totalmente a una terra che ha conosciuto, guardarla da ogni possibile punto di vista, esaminarla con curiosità, indugiarci sopra. Dovrebbe immaginare di toccarla con le mani a ogni stagione e di ascoltare i suoni che essa promana.
Dovrebbe immaginare le creature che ci vivono sopra e ogni più piccolo moto del vento. Dovrebbe rivedere il bagliore del mezzogiorno e tutti i colori dell'alba e del tramonto. ..."
N. Scott Momaday, "The way to Rainy Mountain" (1969)

"... Amo pensare a un paesaggio non come a un posto predeterminato ma come un sentiero che si apre man mano davanti ai miei occhi e sotto i miei passi.
Vedere e conoscere è un atto contemplativo, significa svuotare la mente e lasciare che vi entri ciò che esiste in quel posto in tutta la sua molteplicità e infinità varietà..."
Gretel Ehrlich, "Paesaggio", Introduzione a "Legacy of Light" (1987)